mercoledì 26 aprile 2017

Diorama di Carri Italiani campagna d'Africa.

Dal momento che riprodurre modelli è presente nel mio DNA, mi dico pronto anche a pubblicare altri lavori che esulano dall'
aspetto marinaro, ma sempre legati alla Nostra Storia tutta Italiana, nel bene e nel male.
Posto alcune foto di un mio diorama, con ambientazione terra d'Africa che riproducono due carri Italiani, rispettivamente un Fiat - Ansaldo M13/40 ed un semovente sempre Fiat Ansaldo 75/18.
Queste "Scatolette per Sardine" come le definivano in gergo amichevole gli equipaggi, erano quello che avevamo a disposizione all'epoca per la prima linea.
Personalmente vedendoli dal vivo entrambi, comprendo appieno i soprannomi che gli erano stati affibiati, ma detto cio' non posso non dire che comunque sono dei modelli affascinanti.
Mi è piaciuto molto lavorarci sopra, sempre pensando di poter far meglio......magari la prossima.
Seguono foto dei modelli.










martedì 11 aprile 2017

Nave Amerigo Vespucci

Direi che la Nostra Marina Militare offre spesso la possibilità per noi appassionati di poter visitare le Nostre Unità, ed alla Marina và il mio ringraziamento.
In questo caso per me è la prima volta che ho avuto l'occasione di salire a bordo della Nostra cara Nave scuola "Amerigo Vespucci"ormeggiata nel porto di Civitavecchia.
Non parlerò di come sia stata costruita e tutta la storia che c'è dietro, ma con alcune foto, ovviamente molto semplici, posso solo aggiungere che ho sentito veramente tutto il lavoro svolto da migliaia di Generazioni di Marinai, Ufficiali, e cadetti per poter mantenere in vita questa magnifica aula navigante, che dentro di sè raccoglie fin dal 1931 la storia fino ad oggi della Nostra Marina Militare.
Chissà se riprenderò in mano un vecchio modello della Nave che ho in soffitta, con scafo completo ma privo di sovrastrutture e manovre,...........prima o poi.......... .























domenica 21 agosto 2016

Gozzo di Sorrento.

La vacanza al mare per me risulta sempre piena di sorprese, sempre alla ricerca di qualcosa che ci appartiene per quanto riguarda le nostre tradizioni.
In un Villaggio in Calabria ho fotografato questo bellissimo esemplare di Gozzo di Sorrento, tra virgolette in ottimo stato di conservazione.
Alla mia richiesta in loco di informazioni purtroppo nessuno sapeva raccontarmi la sua storia, "trattasi di un gozzo" mi si diceva.
Al ritorno a casa con il mio buon libro "Vele Italiane della costa Occidentale dal medioevo al novecento - di S. Bellabarba e E. Guerrieri ediz. Hoepli" sono risalito finalmente al tipo di legno che ho visto.
Questo bellissimo esemplare di gozzo Sorrentino, veniva costruito in piccoli cantieri e spesso sull'arenile delle spiagge, grazie all'abilità dei mastri d'ascia della penisola Sorrentina.
Si racconta sul libro che questi legni prendessero il nome dal tipo di pesca che praticavano in loco.
Ricordando il gozzo a menaide e il gozzo a castardelli. 
Forse il gozzo in questione è del tipo a menaide, con scafo piuttosto filante, con prua e poppa a cuneo, anche se in questo caso modificata per montare un fuoribordo.
Questi gozzi non avevano coperta, solo a prua ed a poppa avevano un casseretto che serviva come luogo per gli attrezzi. 
La ruota di prua si prolungava sopra il capo di banda e terminava con una pernaccia.
Nei tempi antichi la velatura era a tarchia compresa di un fiocco, mentre più recentemente si è adottata la vela latina anche se il mezzo di propulzione più usato erano i remi.
Se ne trovano immagini sui disegni di F. Bayard del XIX Sec.
Se qualcuno avesse altre notizie, ne sarei davvero felice di condividerne le opinioni, e non è escluso un modello in legno per il futuro prossimo.
Per non dimenticare il grande lavoro dei maestri d'ascia Italiani di un tempo.
Se ne parla su:
 http://www.museodelmaredinapoli.it/Pagine/Gozzo.pdf
http://www.repubblica.it/cronaca/2012/03/20/foto/il_gozzo_riscoperto-31906896/1/
















giovedì 31 luglio 2014

BURCHIO.



Con il termine Burchio, in genere viene indicata una imbarcazione adibita al trasporto di materiali e merci, adatta per la navigazione mista in acque interne e lungo le coste. Ma se si va a curiosare sulle origini di questa imbarcazione si può notare la straordinaria versatilità espressa in molte varianti nel corso dei secoli. Se ne trovano testimonianze già con il grande Dante Alighieri nella Divina Commedia "......come talvolta stanno a riva i burci che parte sono in acqua e parte in terra...." ed in alcune cronache  della Serenenissima. Si parla a quell'epoca di un modello di imbarcazione a fondo piatto, governata da un remo laterale con funzioni anche di timone, o da una grande vela latina. E con il tempo le modifiche apportate furono più che altro di carattere velico, con due alberi armati di vela al terzo e abbattibili per necessità di navigazione con ponti lungo i percorsi fluviali e di un timone centrale. Il burchio misurava in lunghezza tra i 20 e i 35 metri con un pescaggio di circa 2 metri e con portata tra le 80 e 200 tonnellate. Disponeva di una coperta con due grandi stive al centro della imbarcazione per le merci, e due boccaporti adibiti ad alloggio per i marinai ed il Paron come magazzino per le vele e cavi. Il tipo di legno utilizzato in gran parte duro, era in prevalenza rovere per l'ossatura, e in larice o abete per il fasciame esterno e per il ponte. Lo scafo veniva rivestito di pegola nera, mentre nelle parti superiori si dipingevano a carattere locale delle figure con decorazioni, e a prua solitamente, era costume dipingere due grandi occhi. L'equipaggio era composto dalle tre alle quattro persone, con un "Paron" come armatore e i marinai. Il Burchio più di ogni altra cosa, risulta essere stata per eccellenza la barca dei sabionanti, di coloro quindi che scavavano la sabbia lungo i canali dei fiumi, in prevalenza provenienti da Chioggia, che poi rivendevano nei vari centri della laguna veneta. Attualmente, un burchio fu' restaurato e adibito ad imbarcazione da diporto.    Gli è stato dato il nome di Timoteo, di proprietà della famiglia di Ottavio Missoni, che ebbi tempo di fotografare a Chioggia di cui allego foto.
 





mercoledì 30 luglio 2014

SILURO LENTA CORSA - "Maiale"

Di tutti i mezzi d'assalto della Regia Marina Italiana, fù in assoluto quello che ottenne i maggiori risultati durante il conflitto mondiale.
Il siluro a lenta corsa deriva dalla Mignatta del Cap. Medico Raffaele Rossetti usata durante il primo conflitto mondiale per affondare la corazzata Austriaca "Viribus Unitis".
Il suo innovativo progetto, fu' realizzato dal Cap. del genio Navale Teseo Tesei, e dal 1939 iniziò l'addestramento dei nostri operatori da una base segreta situata a Bocca del Serchio.
Nel Dicembre 1941, per esattezza il 19/12/1941, i nostri operatori rilasciati dal Sommergibile Scirè, effettuarono l'azione che rimase nella storia, con l'affondamento della navi da battaglia Britanniche HMS Valiant e HMS Queen Elizabeth.
Un risultato davvero imponente  e per di più con mezzi davvero esigui come appunto S.L.C.
Un bel libro come "I MEZZI D'ASSALTO DELLA X^ FLOTTIGLIA MAS - ALBERTELLI EDITORE - di M. Spertini ed Erminio Bagnasco" puo'  dare una piena panoramica per quanto concerne l'utilizzo di questi mezzi e di altri, utilizzati dai Nostri operatori durante il conflitto, ne consiglio vivamente l'acquisto per gli appassionati.
Questo modello và a ricordo di quei Marinai che compirono quella grande impresa, mai dimenticata.